Il vuoto normativo per il gioco d’azzardo

gioco d'azzardo sicuro

L’associazione As.Tro, in persona del suo Presidente Massimiliano Pucci è sempre in prima linea quando si affrontano argomenti “scottanti” come in questo momento: la “questione territoriale” e la proposta del Governo per la riforma del gioco in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Si sottolinea da Pucci che l’Emilia Romagna come Regione e Bologna come “città dotta” hanno fatto dei grandi interventi per contrastare il gioco problematico ed il giocare nei casino online, prova ne è che il numero di coloro che sono coinvolti nella dipendenza da abuso di gioco è stato contenuto rispetto alle altre Regioni. É stato investito tanto in prevenzione, formazione ed informazione e per questo l’Emilia Romagna può rappresentare una sorta di “isola felice”, ma per il resto del territorio nazionale sembra non sia proprio così.

As.Tro deve prendere anche atto di alcuni dati che il Governo “sciorina” relativamente al costo sociale per la cura del gioco patologico: sei miliardi di spesa sociale calcolati secondo uno studio di un professore svizzero non sono veritieri poiché se il settore del gioco avesse l’impressione di costare così tanto allo Stato sarebbe il primo che si farebbe da parte: il Ministero della Sanità ha reso pubblici dati che asseriscono che, oggi, i giocatori costano dai 100 ai 120 milioni l’anno, che è già una cifra altissima, perché in una industria legale sono cifre che “fanno perdere l’industria” in questo “fantomatico conteggio”.

E bisogna considerare, però, che i Comuni e le Regioni sono state abbandonate (volutamente o meno) dallo Stato a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo ed è veramente triste constatare che chi, oggi, guida la lotta al gioco problematico è lo stesso Governatore Maroni che in qualità di Ministro dell’Interno di allora, firmò il “famigerato decreto Abruzzo” con il quale si dava la possiiblità di aprire tutte le sale da gioco che ci si trovano oggi sul territorio e che hanno forse un poco compromesso il “tessuto urbano” nazionale.

E ricorda As.Tro anche che le “legalizzazioni” sono operazioni ben precise e mirate che vanno studiate e messe in pratica secondo “step” alquanto dettagliati: quella del gioco partiva dall’idea di sottrarre i 40mila miliardi di lire del comparto illegale ed i 740mila videopoker alla criminalità: ed a questo lo “Stato” ha provveduto a sostituirli con 370mila “macchinette riserva di Stato” e con un incasso per l’Erario di circa nove miliardi, forse cifre che lo Stato non si aspettava neppure.

Ma tra la legalizzazione del gioco pubblico, delle slot machine gratis ed il cosiddetto decreto Abruzzo, il Governo doveva “puntellare l’offerta” con norme precise, pensando con un occhio “lungo” posato sui cittadini giocatori, ad un blocco automatico per chi giocava in modo pesante, l’iscrizione dei giocatori patologici in un registro, come esiste anche in Svizzera, ed offrendo prodotti intelligenti che potessero interagire con il giocatore.

Invece, non bisogna “fare gli struzzi”, la legalizzazione non è stata altro che una pura e semplice operazione erariale e lo Stato ha autorizzato l’installazione di slot in modo indiscriminato ed ovunque: era inevitabile che si potesse arrivare “ad un punto di rottura” come quello che si sta presentando oggi e non si può vivere, come è stato fatto finora, nell’assoluto vuoto normativo. Una industria “riserva di Stato” non se lo può permettere.