Sanzioni per la pubblicità televisiva di un casino online

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Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio non lascia dubbi: ritiene responsabile quel professionista, che ha l’obbligo appunto come tale, di chiarezza e di verità nella sponsorizzazione dei propri prodotti, principalmente nel settore del gioco e delle lotterie dove, si sa, che l’utente agisce a volte di netto impulso, e dove il comportamento di quest’ultimo può essere condizionato da messaggi pubblicitari, di non trasmettere spot ingannevoli sul contenuto delle regole del gioco e sulla reale ed effettiva possibilità di successo.

Con questa motivazione, quindi, come si legge sulla migliore guida ai casino online Casinoguru.it, i Giudici del Tar hanno respinto il ricorso di una società concessionaria contro il divieto di messaggi pubblicitari a mezzo della rete, schede di gioco e locandine, al fine della promozione di “un gioco a premi numerici”, prospettando la possibilità di vincere 4mila euro al mese per venti anni. La motivazione trae origine dalla possibile violazione degli artt.20-21 e 22 del Codice del Consumo, laddove si ritiene insufficiente la specificazione che se qualora vi fossero stati più vincitori nella stessa estrazione la somma totale di 4mila euro al mese per venti anni avrebbe subito una suddivisione tra i “vincenti” in parti uguali.

La sponsorizzazione del “gioco a premi numerici” veniva effettuata a mezzo internet e di conseguenza veniva richiesto il parere all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, che riteneva che questa pubblicità commerciale era da ritenersi scorretta proprio ai sensi dei citati articoli del Codice del Consumo. Quindi, a seguito anche del parere di Agcom veniva vietata l’ulteriore diffusione della pubblicità così come effettuata e veniva imposta alla società concessionaria una sanzione di 40mila euro.

Prima dell’inizio del procedimento sanzionatorio, la ricorrente sosteneva di aver posto in essere la sostituzione del materiale informativo della campagna promozionale di cui si parla al fine di rendere ancora più chiare le informazioni dirette ai consumatori, ma il Tar riteneva che ciò che è stato dichiarato dalla ricorrente non è assolutamente fondato. E questo poiché il provvedimento sanzionato si riferisce espressamente ai messaggi pubblicitari “4.000 euro al mese per 20 anni” che sono stati modificati a partire da diverse date in base al canale di diffusione.

La violazione accertata riguarda il lasso di tempo in cui le informazioni sul gioco del blackjack gratis sono state diffuse secondo modalità che sono state ritenute ingannevoli. Quanto, poi, si può riferire alla gravità della violazione, l’Agcom ha ravvisato, unitamente alla importanza economica del ricorrente, che la pubblicità essendo stata effettuata a mezzo di internet, locandine e schede di gioco per la fase di lancio di un nuovo prodotto, ha raggiunto un numero rilevante di consumatori e ne ha potuto condizionare, di conseguenza, le scelte in un numero assai notevole.

Ovviamente, l’Autorità ha tenuto conto della cessazione di questa condotta ingannevole attraverso la modifica del messaggio pubblicitario e, per questo motivo e per questa attenuante, ha disposto la riduzione dell’importo della sanzione da 50mila a 40mila euro. Per la disparità di trattamento, poi, lamentata dalla società ricorrente rispetto ad altre diverse fattispecie oggetto dell’esercizio del potere sanzionatorio da parte di Agcom, si tratta di una doglianza irrilevante non potendosi, ovviamente, fare un raffronto tra situazioni non omogenee tra di loro. I Giudici, concludendo, ritengono la valutazione effettuata dall’Autorità nella determinazione della sanzione, applicata in modo logico e correttamente riferita a tutti i parametri normativi richiamati.

Il sogno nel cassetto dei nuovi casinò

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Senz’altro è triste constatare che cinquant’anni di iniziative spesi senza alcun risultato concreto sono caduti nel vuoto. É una realtà assai dura da digerire e sono indubbiamente la testimonianza di una sorta di fallimento anche se questo non significa che, a monte, l’idea non fosse una buona idea. Ma di che cosa si sta parlando? Si vuole parlare della sospensione dell’attività dell’ANIT, Associazione Nazionale per l’Incremento Turistico, che per così tanti anni si è prodigata per lottare per l’apertura di nuovi casinò, insieme a tutti quei Comuni che da decenni avevano aderito alla speranza di riuscire, tutti uniti, a portare avanti e realizzare il sogno di aprire appunto nuove Case da Gioco e nuovi casino online sul territorio italiano.

Questo obbiettivo con gli anni è scemato e ci si è resi conto che in Italia non è attuabile visto che, nel nostro Paese, il legislatore ha fatto scelte diverse puntando più sulla diffusione del gioco, spezzettandolo in tanti punti diversi anziché concentrarlo in location dedicate come le Case da Gioco. Scelta che poi, oggi, ha portato al “disastro” che il settore del gioco pubblico sta vivendo con gli “effetti collaterali” che stanno obbligando l’Esecutivo a scelte dure come quelle derivanti dalle “imposizioni” della Legge di Stabilità 2016 prevedendo la riduzione del 30% delle apparecchiature da intrattenimento.

Visto questo panorama, a volte poteva sembrare che il Governo potesse intraprendere la strada dell’apertura di nuovi casinò sul territorio e, quindi, cambiare il proprio atteggiamento relativo alle location: se ne è parlato più volte come anche di creare un’unica società che potesse gestire questo segmento del gioco. Sempre però discorsi e proposte “sparse nell’aere” e mai concretizzate anche se il sottosegretario, Pier Paolo Baretta, ogni tanto fa sentire la sua voce in questo senso.

Ma i Comuni, che potrebbero essere i diretti interessati per questo “avveniristico obbiettivo”, ormai non ci credono più: persino quelli che hanno già avuto un casinò sul loro territorio e, quindi, si sentivano “più autorizzati di altri” a sperare in questo sbocco. Nessuno del Governo ne parla più: né in Conferenza Unificata dove sembrava si dovesse affrontare anche il discorso dei casinò tricolore, né in altro luogo. Visto che l’Esecutivo “fa orecchie da mercante” su questo discorso, viene meno lo scopo di una associazione che ha proposto in tutti questi anni le argomentazioni per arrivare all’obbietivo di nuove aperture di Case da Gioco, ma argomentazioni che evidentemente non hanno convinto le istituzioni.

La decisione più congrua, dopo tanti anni di impegno e dopo aver trovato la lista casino online, è quindi la sospensione dell’attività di ANIT, ma non di uno scioglimento, sperando che nei prossimi mesi ci sia nuovamente bisogno dell’apporto dell’esperienta di questa associazione che così tanto ha dato al mondo del gioco. Questo, ovviamente, significherebbe che il Governo avrà finalmente raggiunto l’obbiettivo di riformare il gioco pubblico ed anche, probabilmente, avviato il riordino normativo del segmento dei casinò che fa parte della proposta sottoposta alle Regioni ed agli Enti Locali.

Quello che non si riesce, ancora oggi, a capire è se il Paese Italia ha bisogno di nuovi casinò oppure solo di una riforma di quelli già esistenti: quello che è assolutamente sicuro è che i giocatori vorrebbero sempre di più avere a disposizione luoghi in cui giocare con tranquillità, serenità ed accoglienza e sembra che queste tre qualità siano proprio raggruppate nelle Case da Gioco: quindi, cosa si aspetta?

L’esecutivo non vuole imporre il diktat sul gioco d’azzardo

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Arrivati a questo punto della “trattativa” tra Stato, Regioni ed Enti Locali in Conferenza Unificata si spera di non trovarsi in un’altra situazione di stallo come quella del mese di luglio 2016, dove ogni occasione era buona per una richiesta di aggiornamento delle varie sedute. I mesi sono passati, la pazienza dell’Esecutivo è stata messa a dura prova per ciò che concerne richieste di delucidazioni e chiarimenti, gli Enti Locali stanno sempre più guardando nel “loro orticello”, gli operatori del gioco e dei casino online non hanno “più nulla da spendere” né finanziariamente, né psicologicamente.

Eppure l’Esecutivo non intende decidere da sé (come forse potrebbe), imponendo le proprie scelte, ma vuole continuare ad oltranza a cercare una strada per arrivare ad un accordo comune ed a non imporre una propria ed unilaterale decisione relativa al settore del gioco ed alla sua ristrutturazione. Insomma, il Governo non vuole imporre un suo diktat, anche se al momento la trattativa sta passando una fase alquanto difficile ed irta “di spine”.

Pier Paolo Baretta, in tante occasioni lo ha detto chiaramente: senza un accordo con gli Enti Locali non ci sarà alcuna riforma (e conseguentemente neppure alcun bando per le concessioni relative alle scommesse che tanti stanno attendendo da un bel po’, riponendo in questo speranze, progetti e quattrini). Potrebbe sembrare un atteggiamento senz’altro pregevole, ma non risolutivo: non si vedono altro che proposte e rinvii per riflettere su ogni cosa viene posta all’attenzione degli Enti Locali che si trincerano dietro “un periodo di riflessione per decidere”.

Il periodo di riflessione dura ormai da mesi… e non è poco, considerando che da queste riflessioni dipende veramente il futuro di tutto un settore, od almeno il futuro del comparto delle apparecchiature da intrattenimento. Prima o poi una soluzione bisognerà trovarla, altrimenti tutto il sistema gioco andrà a “gambe all’aria” e non ci si scontrerà solo con una infrazione nei confronti dell’Europa.

Baretta, ormai protettore del mondo del gioco, lo sa assai bene e non a caso ricorda come gli Enti Locali “sono giustamente intervenuti perché mancava una regolamentazione centrale” e che questi interventi sono stati messi sul campo per la tutela dei territori e per la salvaguardia della salute dei cittadini: ma il punto focale di tutti questi mesi di attesa è proprio questo. Se non si riesce a mettere nero su bianco questa regolamentazione in modo trasparente, la situazione resterà sempre complicata e, sopratutto, sarà assolutamente foriera di un “mare di contenzioso” con i concessionari che hanno pagato profumatamente il permesso per agire “per conto dello Stato” ma che, in pratica, non riescono più ad esplicare le proprie attività a causa delle regolamentazioni restrittive degli Enti Locali.

Non è proprio per nulla chiaro, anche per l’elenco casino online, a chi convenga continuare con questo ostracismo nei confronti di una regolamentazione che intende, e questo sembra sufficientemente chiaro, limitare -e di tanto- l’offerta del prodotto gioco sul territorio e riordinare l’offerta ritenuta alquanto eccessiva da più parti. Non interessa a nessuno e questo è veramente paradossale.

E questa sarà una situazione, tipicamente italiana, che sarà difficile spiegare al resto del Mondo, e, senza ombra di dubbio, questo scenario condizionerà tante imprese estere che sono in “affari” con il nostro mondo del gioco italiano. Imprese che con “questi chiari di luna per il futuro” faranno sicuramente marcia indietro rispetto alla possibilità di investire nel gioco e nel nostro Paese: e come dare loro torto?

A Londra si studia il gioco d’azzardo italiano

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Se qui nel nostro Paese e sul nostro territorio, il gioco d’azzardo pubblico è visto come un “demone” e come il “male di questo secolo”, all’estero… ovviamente non è così. La regolamentazione e lo sviluppo di questo settore è ancora in grado di suscitare un interesse enorme nel resto del Mondo sia in termine di “affari”, ma anche in termini di regolamentazione, posto che la nostra regolamentazione (italiana) può essere servita ad altri Stati che hanno introdotto il gioco ed i migliori casino online dopo di noi sul loro territorio oppure che stanno, oggi, legalizzando il settore ludico.

Il “resto del Mondo” ha capito, mentre il nostro Paese è ancora incerto su questo, che l’obbiettivo del gioco pubblico è quello di arginare la diffusione del gioco illegale e di far emergere una economia “nascosta”, del tutto incontrollata che viene alimentata dalla circolazione di una quantità di danaro alquanto ingente che, altrimenti, andrebbe destinata direttamente ai “paradisi fiscali”: e questo quando si parla prevalentemente del gioco online.

Quello che accade nei Paesi democratici si concretizza con l’atteggiamento che ha avuto anche il Paese Italia in cui lo Stato (e la politica) quando funziona, di fronte al dilagare di un qualsiasi fenomeno illecito che genera evasione fiscale, e sopratutto che rende malsano ed insicuro il territorio mettendo a repentaglio l’incolumità dei propri cittadini, introduce una regolamentazione che possa “inquadrare” quel fenomeno, limitandolo con paletti e normative ben definite e chiare: mai in alcuno Stato si sono ottenuti “buoni risultati” addentrandosi nel pantano del proibizionismo.

Sono stati i risultati ottenuti dalla legislazione e dalla regolamentazione del “nostro” gioco d’azzardo pubblico che hanno ispirato per la seconda volta l’Italian Briefing, il seminario che si è tenuto alla Fiera di Londra Ice Totally Gaming, dedicato proprio al gioco pubblico italiano che viene preso come modello per via della sua capacità di arrivare ad un obbiettivo ambizioso come quello di limitare fortemente l’offerta illegale.

I risultati a cui è arrivata la regolamentazione del nostro gioco pubblico ha “convinto” anche quei Paesi che erano particolarmente ostili nei confronti del settore, e che avevano di conseguenza applicato divieti piuttosto netti, ad introdurre ora una legislazione specifica legata a questa attività: così Olanda, Germania, Svizzera ed anche Stati Uniti si sono ritrovati a regolamentare il gioco visto che regolamentare ottiene molti più risultati che non il proibire ed il vietare.

Ovviamente, in ogni Stato è diversa la realtà con la quale ci si deve confrontare e decidere quali possano essere i paletti da “piantare” per evitare le “spiacevoli conseguenze” che si possono concretizzare con l’abuso del gioco e dei casino online con bonus. Forse è proprio qui che il nostro Paese ha mancato ed è proprio per questo, molto probabilmente, che ci si ritrova a “combattere battaglie” tra Stato ed Enti Locali, cosa che sta causando tanti problemi non solo al settore del gioco, ma al Paese in senso generale. E questo significa che se non si riuscisse a procedere con i bandi di gara per il rinnovo delle concessioni (che tanti addetti al lavoro stanno aspettando con ansia) forse l’Italia potrebbe incorrere in qualche sanzione nei confronti dell’Europa in un momento assolutamente poco favorevole in termini di politiche comunitarie.

Il vuoto normativo per il gioco d’azzardo

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L’associazione As.Tro, in persona del suo Presidente Massimiliano Pucci è sempre in prima linea quando si affrontano argomenti “scottanti” come in questo momento: la “questione territoriale” e la proposta del Governo per la riforma del gioco in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Si sottolinea da Pucci che l’Emilia Romagna come Regione e Bologna come “città dotta” hanno fatto dei grandi interventi per contrastare il gioco problematico ed il giocare nei casino online, prova ne è che il numero di coloro che sono coinvolti nella dipendenza da abuso di gioco è stato contenuto rispetto alle altre Regioni. É stato investito tanto in prevenzione, formazione ed informazione e per questo l’Emilia Romagna può rappresentare una sorta di “isola felice”, ma per il resto del territorio nazionale sembra non sia proprio così.

As.Tro deve prendere anche atto di alcuni dati che il Governo “sciorina” relativamente al costo sociale per la cura del gioco patologico: sei miliardi di spesa sociale calcolati secondo uno studio di un professore svizzero non sono veritieri poiché se il settore del gioco avesse l’impressione di costare così tanto allo Stato sarebbe il primo che si farebbe da parte: il Ministero della Sanità ha reso pubblici dati che asseriscono che, oggi, i giocatori costano dai 100 ai 120 milioni l’anno, che è già una cifra altissima, perché in una industria legale sono cifre che “fanno perdere l’industria” in questo “fantomatico conteggio”.

E bisogna considerare, però, che i Comuni e le Regioni sono state abbandonate (volutamente o meno) dallo Stato a contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo ed è veramente triste constatare che chi, oggi, guida la lotta al gioco problematico è lo stesso Governatore Maroni che in qualità di Ministro dell’Interno di allora, firmò il “famigerato decreto Abruzzo” con il quale si dava la possiiblità di aprire tutte le sale da gioco che ci si trovano oggi sul territorio e che hanno forse un poco compromesso il “tessuto urbano” nazionale.

E ricorda As.Tro anche che le “legalizzazioni” sono operazioni ben precise e mirate che vanno studiate e messe in pratica secondo “step” alquanto dettagliati: quella del gioco partiva dall’idea di sottrarre i 40mila miliardi di lire del comparto illegale ed i 740mila videopoker alla criminalità: ed a questo lo “Stato” ha provveduto a sostituirli con 370mila “macchinette riserva di Stato” e con un incasso per l’Erario di circa nove miliardi, forse cifre che lo Stato non si aspettava neppure.

Ma tra la legalizzazione del gioco pubblico, delle slot machine gratis ed il cosiddetto decreto Abruzzo, il Governo doveva “puntellare l’offerta” con norme precise, pensando con un occhio “lungo” posato sui cittadini giocatori, ad un blocco automatico per chi giocava in modo pesante, l’iscrizione dei giocatori patologici in un registro, come esiste anche in Svizzera, ed offrendo prodotti intelligenti che potessero interagire con il giocatore.

Invece, non bisogna “fare gli struzzi”, la legalizzazione non è stata altro che una pura e semplice operazione erariale e lo Stato ha autorizzato l’installazione di slot in modo indiscriminato ed ovunque: era inevitabile che si potesse arrivare “ad un punto di rottura” come quello che si sta presentando oggi e non si può vivere, come è stato fatto finora, nell’assoluto vuoto normativo. Una industria “riserva di Stato” non se lo può permettere.

L’umbria si schiera contro il gioco d’azzardo

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Almeno la Regione Umbria non si è completamente scagliata contro la “dettagliatissima bozza” di proposta presentata dal Governo per la riforma del settore del gioco e di quello dei migliori siti di casino, ma si è limitata inizialmente a dire che la stessa “destava parecchie perplessità”, un modo alquanto sottile per dire che la Regione non si trovava d’accordo con il contenuto di questa tanto vituperata riforma. Maria Grazia Carbonari, Consigliere Regionale in Umbria del M5S sottolinea, però, che il provvedimento del Governo “maschera”, con il pretesto di combattere il gioco problematico, il fornire uno “schermo legale a vantaggio dei gestori”, rendendo praticamente inutile anni di regolamentazioni messe sul campo dalle Regioni ed Enti locali per tutelare la fascia più debole dei propri cittadini che possono incorrere nella dipendenza da abuso di gioco.

La Regione Umbria continua ad esaminare la bozza di proposta di riforma ritenendola “così dettagliata e tecnica” che sembrerebbe far emergere “veramente” una stretta sul gioco d’azzardo, posto che nel contenuto si parla di riduzione delle apparecchiature di gioco (che però sembrano poi essere quegli apparecchi meno redditizi per i gestori) ed anche della pubblicità che, però, imperversa indisturbata sui canali sportivi, online e nelle sponsorizzazioni.

Secondo il Movimento Cinque Stelle questa bozza di riforma contiene dei “trabocchetti” che il Governo ha ben studiato e messo in pratica attraverso le “gaming halls di categoria A” con apparecchiature amusement-with-price. Traduzione per chi non ama gli inglesismi: “casinò di quartiere”, cioè spazi dedicati esclusivamente al gioco (oppure ricavati separatamente all’interno dei locali per potervi collocare le apparecchiature da scommesse).

In questo modo, questi “casinò di quartiere” sarebbero sottratti alle varie regolamentazioni ed ordinanze degli Enti Locali e non dovrebbero neppure sottostare ai “distanziometri” dai luoghi sensibili avendo… “vita propria” in virtù della concessione che lo Stato ha messo in vendita profumatamente. Qui la “sottile opposizione” della Regione Umbria diventa più marcata ed invita la Giunta ad intervenire in Conferenza Unificata opponendosi alla riforma così come strutturata dal Governo, affinchè questa non venga accolta ed invitando l’Esecutivo ad essere coerente con i propri “annunci” e prosegua in modo sempre più deciso sulla strada della prevenzione e della lotta alla dipendenza problematica da abuso di gioco.

Si sottolinea anche tutto quanto è stato messo sul campo dalla Regione Umbria che proprio pochi mesi fa ha rafforzato la sua Legge Regionale del 2014 per proseguire non in maniera “ipocrita” (come secondo il M5S sta facendo il Governo) il tamponamento delle patologie legate al gioco d’azzardo ed ai casino online legali che stanno dilagando sul territorio umbro e che hanno già provocato danni per tante famiglie che si sono trovate proiettate in questo mondo “così pericoloso e fagocitante”.

Qui, bisogna dire, che la “sottile perplessità” sulla riforma del gioco diventa certezza, laddove si puntualizza con forza da parte della Regione che va portato avanti il percorso per combattere “questo demone inarrestabile che sta distruggendo le vite di intere famiglie” e che viene alimentato via via da una pubblicità ancora pressante verso l’opinione pubblica e da una regolamentazione che per anni è risultata “latitante” oppure fortemente “lacunosa”. E qui poi si prosegue con il “discorso caro a tutti”: dietro il gioco d’azzardo esiste, sicuramente, una lobby molto potente fatta di pochi soggetti nazionali che gestiscono questo affare miliardario. Lobby nazionale che “preme sulla politica” per arrivare a “perfezionare” i propri interessi… e la politica “latita”, purtroppo da tanto, troppo tempo.

I concessionari e la distribuzione delle slot machines

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Non vi è ombra di dubbio che il settore del gioco d’azzardo e quello dei casino online italiani, e particolarmente il comparto degli apparecchi da intrattenimento, continua ad evolversi ed a subire cambiamenti sia di “regole” che di “indirizzi”. Ma ciò che sta variando con sempre più velocità è la distribuzione in capo ai vari concessionari in virtù anche delle operazioni finanziarie-commerciali che si sono concluse negli ultimi mesi con fusioni, incorporazioni ed altro che hanno accresciuto il potenziale di taluni in termini di quota di mercato.

Sul “podio” di chi detiene la maggiore quota continua, in ogni caso, ad esserci il concessionario Videolot di Lottomatica che ha chiuso lo scorso anno con una quota pari a 69.101 apparecchi, che equivale ad una percentuale del 16,7% dell’intero mercato. Sempre sul podio, ma al secondo posto, rimane il nuovo soggetto del gaming italiano costituito dalla fusione tra Cogetech e Snai: consta di circa 59.607 apparecchi e raggiunge una percentuale del 15,2% del mercato, risultato similare relativo allo scorso settembre 2016.

Al terzo posto, per completare la terna “vincente” si ritrova Global Starnet, nota casa di casino online, con 56.900 slot circa ed una quota che si attesta sul 14,7% leggermente in discesa rispetto al trimestre precedente. Il quarto posto viene occupato da Gamenet ed Intralot che insieme registrano 46.290 apparecchi con una percentuale di mercato pari all’11,4%. Senza “tediare” ulteriormente con numeri di apparecchiature e fredde percentuali, si può stilare una classifica che dal quinto posto vede Hbg, seguita da Sisal, da Admiral Gaming Network, concessionario del Gruppo Novomatic. Al nono posto si trova Codere Italia, seguita da Cirsa.

Per quanto riguarda i concessionari più “giovani”, coloro che sono subentrati sul mercato delle slot in occasione del rinnovo delle concessioni del 2014, si trova Nts Network che raggiunge la quota importante di 21.200 slot con una percentuale del 4,5% del mercato, seguita sempre nei giovani, da Netwin Italia con una quota di mercato del 3,7%.

Naturalmente “ci piace” sottolineare che queste nuove stime relative alla distribuzione delle apparecchiature tra concessionari forniscono una esatta indicazione della realtà di mercato alla luce dei vari cambiamenti societari che hanno avuto un impatto diretto e rilevante sugli interessi di mercato. Ma si potrebbero anche avere risvolti molto significativi sul futuro del settore ludico anche in vista degli sviluppi che si spera siano a divenire in modo celere, in virtù delle manovre politiche che il Governo sta valutando.

Se si proederà con una anticipazione della riduzione del numero degli apparecchi di gioco, non quelli dei casino online in italia, in essere lungo la Penisola, attraverso il decreto Milleproroghe “emendamentato” oppure con un decreto formulato nello specifico, occorrerà vedere quale data si intenderà valutare per “effettuare una nuova fotografia” della rete delle slot a cui eseguire il taglio. La Legge di Stabilità 2016 proponeva il taglio delle “famigerate macchinette”, ma a partire dal prossimo anno, individuando come termine di riferimento il 31 luglio 2015, ma se si darà seguito alle ipotesi che sono state fatte circolare dall’Esecutivo alla fine del 2016, con le quali si voleva anticipare la riduzione ed il ridimensionamento, si parlava di un nuovo termine del 30 settembre 2016.

Ora, bisognerà vedere se verrà confermato il vecchio termine, oppure se si introdurrà quello del 30 settembre 2016, oppure se si sceglierà qualcosa ancora di diverso: come sempre il mondo del gioco d’azzardo, e principalmente quello delle apparecchiature, “vive” da tempo sull’altalena, ma con “spinte” sempre più azzardate… o no?

Bergamo continua la battaglia al gioco d’azzardo

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Si è già detto che la Regione Lombardia è una di quelle “entità” che più di tutte le altre si impegna per “combattere”contro il gioco e con tutti i mezzi che può avere a disposizione: persino ordinanze “differenziate” tra apparecchiature da intrattenimento e la vendita di gratta & vinci. Si è anche riferito dei risultati che questo territorio ha ottenuto, o quanto meno dei numeri che si sono voluti far passare ai “normali cittadini”, ed alla forza che la “paladina” del “no slot”, l’assessore Viviana Beccalossi, mette nell’impegnarsi a diffondere questi risultati eclatanti.

Il dovere di chi scrive è quello di riferire ed anche, a volte, di non commentare le esternazioni di questo assessore che sembra veramente “indiavolato” contro il gioco: ma tant’è. Se ne prende atto, si riferisce e meno male che vi sono altre Regioni in cui il gioco pubblico non viene così demonizzato e convive “pacificamente ed allegramente” con cittadini responsabili che con le attività ludiche si vogliono cimentare e divertire. Meno male, quindi, che ogni tanto “non tutto il mondo è Paese”. ora si cerca di riferire cosa succede, sempre in Lombardia, nella città di Bergamo, dove si sa, il gioco non è certamente ben accetto.

Il Sindaco della città ha emesso un regolamento, come detto “differenziato” che “contempla statuizioni precise e puntuali volte a differenziare la disciplina tra alcuni giochi leciti ed altri che rientrano nella sua sfera di operatività”. Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso di una società di gioco contro l’ordinanza del Comune di Bergamo sugli orari di esercizio delle sale Vlt, scommesse e giochi, degli orari di funzionamento degli apparecchi da intrattenimento e di vendita di gratta & vinci, emessa nello scorso mese di giugno. I Giudici del Tar argomentano la loro decisione sottolineando che “l’omessa impugnazione del regolamento refluisce sulla possibilità di muovere censure avverso le previsioni ivi racchiuse”: praticamente, non è stata contestata la differenziazione di escludere alcuni giochi dal raggio della nuova disciplina.

Le argomentazioni della decisione dei Giudici del Tar Lombardia non si esauriscono così, ma vengono anche ampliate aggiungendo che la società ricorrente non ha illustrato sufficientemente il “periculum in mora” decadendo, conseguentemente, dal requisito per conseguire una misura cautelare ed in più: al regolamento della Città di Bergamo sono stati allegati il rapporto dettagliato sull’intensità, costi e ricadute del gioco d’azzardo pubblico sul territorio della provincia che ha portato alla conseguente ordinanza di effettuare “intervalli obbligati” per chiudere il gioco all’accesso degli utenti, a salvaguardia della salute dei cittadini ed il benessere del territorio.

Tali “intervalli” sono stati ritenuti legittimi dal Tar e si sono riservati ulteriori approfondimenti da effettuare in seguito. Si attende nel contempo, la pronuncia del medesimo Tar della Lombardia su di un ricorso presentato sempre contro questa ordinanza del Comune di Bergamo dal Sindacato dei tabaccai, Sts-Fit. Anche se questo ricorso, si teme, od almeno “temono coloro che amano il gioco d’azzardo pubblico, segua il destino del ricorso di un’altra associazione, la Sapar, intervenuta anch’essa a difesa dei suoi iscritti. Ricorso respinto con la motivazione che l’associazione non può intervenire in giudizio “ a favore di terzi”: spiegazione proprio terra terra per far comprendere ai più che i vari enti, che tutelano gli operatori del gioco, hanno “veramente pochissima voce in capitolo”.

Qualcuno non rispetta gli orari delle slot machines

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Forse, senza fare tanti monitoraggi o senza impiegare tante Forze dell’Ordine, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli potrebbe sapere e conoscere nell’immediato i “trasgressori” delle ordinanze sugli orari di accensione e spegnimento degli apparecchi da intrattenimento, visto che le slot “legali”sono collegate tutte in rete. Nell’immediato, quindi, chi non ottempera alle norme in essere, e risulterebbe che siano davvero tanti, verrebbero individuati con “precisione chirurgica” ed i controlli sarebbero a questo punto migliori. Certo il “lavoro” dell’Agenzia sarebbe “certosino”, però non ci sarebbe personale di Stato che “gira a vuoto”, né probabilmente, ci sarebbero più tante contestazioni.

Questo è un discorso che, naturalmente, vale per tutto il territorio e sia per le slot machine che per le Vlt: ma, in queste righe si vorrebbe parlare di Firenze, dove l’ordinanza comunale è “dura”. Sono stati effettuati più di 250 controlli e questo è “costato” un dispendio di forze ed energie notevole e tutto questo impegno potrebbe invece essere proposto ed impiegato per altri temi scottanti che investono la città. Razionalizzare le attività di controllo significherebbe, ovviamente, ottimizzare e raggiungere un grande obbiettivo senza sprechi e non solo questo. L’intervento così concertato, potrebbe anche focalizzare un altro risultato: valutare quali siano state le sale slot sanzionate almeno due volte in base all’ordinanza del Comune di Firenze e se queste sale abbiano o meno proposto un ricorso in merito a quanto sanzionato.

Insomma, viene richiesta all’Amministrazione della città una esatta situazione circa l’esito delle varie procedure che si sono instaurate, sopratutto, relativamente alle sale slot che sono state sanzionate più volte e sulle quali dovrebbe, quindi, ricadere la chiusura temporanea dell’attività e per quali motivi questo non è stato fatto da parte della Direzione Sviluppo Economico, visto che questo intervento è previsto dalla stessa ordinanza del Comune di cui si sta parlando e se i motivi di questo mancato intervento siano riconducibili a “problemi oggettivi”.

Un’altra precisa richiesta viene poi sottoposta all’Amministrazione fiorentina: se ed in quali casi i destinatari delle sanzioni relative all’ordinanza comunale abbiano proceduto a fare ricorso contro il Comune di Firenze e se siano o meno pervenuti ricorsi e da parte di chi, per l’impugnazione di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale della stessa ordinanza restrittiva. Ovviamente, a queste richieste non si poteva sottrarre l’assessore che ha cercato di “esaudire” tutte le domande sottoposte e che ricorda, infatti, che nei 250 controlli effettuati, le sanzioni emesse sono state circa 50 alle quali seguiranno le sospensive e tutti i relativi provvedimenti contenuti nell’ordinanza.

Altra precisazione in risposta alle sollecitazioni: le infrazioni multiple verranno trattate secondo quanto previsto dalle norme in essere e per quanto, invece riguarda, la possibilità di controllare le apparecchiature collegate ai Monopoli, l’assessore conferma che il Comune di Firenze si sta coordinando anche su questo intervento che è un “tipo di controllo che va effettuato”. Non si crede che questo botta e risposta sia da “accreditare” all’intervento del telegiornale satirico “Striscia la Notizia”, che indubbiamente sta movimentando il settore con i suoi interventi sia presso le sale giochi che presso i giocatori, ma qualcosa certamente la “satira” ha smosso e certamente porterà, come sempre succede con gli interventi di “Striscia”, a qualcosa di positivo e di importante. Ed allora buon lavoro a tutti coloro che sono coinvolti in questo “Botta e risposta”!

I comuni italiani contro il gioco d’azzardo

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Non si capisce, ancora oggi, dopo tanta strada fatta dal mondo del gioco d’azzardo in questi anni, come possano i vari Enti Locali non tenere in considerazione, per prima cosa, le esigenze del settore, e di ciò che vi gravita attorno, come industrie di produzione e risorse impiegate in questo grosso settore. Quando emettono ordinanze di ogni tipo lo fanno “in modo scriteriato”, procedono imperterriti nel loro percorso “no slot”, anche se a volte cercano di regolamentare una materia senza averne una competenza precisa. Ogni Comune, così facendo, diventa una repubblica a sé e cerca di salvaguardare il proprio territorio ed i propri cittadini ed, in virtù di questa “sacra battaglia”, abbatte “con la scure” qualsiasi cosa si stagli davanti alla propria vista… se è il gioco ancora meglio.

È un dato di fatto che da parte delle varie amministrazioni e della politica in generale ci sia un atteggiamento assolutamente contrario al gioco. Certamente, sopratutto in questo periodo, non fa comodo ad alcun politico schierarsi dalla parte del buon senso e non da quella che “fa raccattare” qualche voto in più a discapito della vita di aziende e risorse. Solo quando esiste una sorta di dialogo tra settore del gioco e politica e si fa presente che il gioco lecito tutela il gioco sano, l’occupazione di risorse e procura allo Stato importanti gettiti impensabili per qualsiasi altro settore, sembrano propensi a considerare le richieste degli operatori.

Ma il risultato finale poi qual’è? Il falso moralismo prende il sopravvento e, quindi, “suggerisce” la convenienza a schierarsi contro il gioco ed a diventare “no slot” quasi per forza! E non si deve dimenticare che, politicamente, ci si trova in “zona referendum” e, quindi, chi avrà la convenienza a schierarsi e toccare temi così scomodi come il gioco ed a sciupare anche una sola frase a suo sostegno? Nessun politico, che “rispetti” questo nome, può assumersi la responsabilità di un così “insano gesto” e così si continua a legiferare “ognuno sul proprio orticello” e così si prosegue…

Certamente, si aspetta “il verbo” della Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali sperando sempre che non continui a slittare anche dopo il 20 ottobre: la situazione si presenta scoraggiante viste le premesse di questi mesi e si teme che le “repubbliche” che emettono ordinanze continuino a crescere visto che sono arrivate a numeri “indicibili”. I colloqui e gli incontri con i rappresentanti dei Comuni, e quelli del settore del gioco, continuano: apparentemente sono anche presi in considerazione, ma poi non cambia mai nulla.

Al “finto ascolto” che le Amministrazioni sembrano dare agli operatori seguono le ordinanze restrittive senza tenere in alcun conto quello che si è detto. Qualche risultato lo sta ottenendo il progetto di As,Tro “Un gioco buono anche per il territorio”, ma non ci si deve assolutamente illudere visto che per un Sindaco che segue l’idea altri “mille” continuano a schierarsi per il “no slot”. Al momento, però, sembrerebbe proprio che non vi sia la volontà politica di fare retromarcia e se lo Stato intende proseguire nel suo “vecchio percorso” di astenersi dal decidere ancora per un po’, e lascia fare ordinanze sempre più restrittive agli ottomila Comuni italiani, diventerà impossibile trovare una soluzione.

L’incoerenza del gioco d’azzardo italiano

confusione gioco d'azzardo

Il gioco d’azzardo è vietato ai minori, come l’alcol ed il tabacco lasciando perdere il discorso della droga che è vietato a chiunque minorenne o no. Quindi, nelle menti dei più si accalcano moralità e perbenismo quando si parla di gioco d’azzardo abbinato al calcio od a qualche altro sport ed a nulla di negativo quando si sono visti i Mondiali di Calcio o gli Europei sponsorizzati da qualche birra od alcoolico sempre vietati ai minori. Al gioco pubblico viene vietato di sponsorizzare la Nazionale e si chiede alla Federazione di rinunciare all’accordo. Accordo che, prevedendo la sponsorship una mera promozione di un brand, non sarebbe rivolta ad invitare gli italiani a “diventare scommettitori” sopratutto i minori ovviamente, ma semplicemente a far spostare i giocatori da un altro sito di scommesse al proprio.

Sembra, però, che questo discorso non interessi a nessuno. Ci si trova di fronte ad un “alzare di scudi” moralistico, alla indignazione mediaticizzata ed alla battaglia contro il gioco che continua ad essere un diversivo ottimo rispetto alle questioni politiche che in questi giorni infervorano tanti personaggi e che toccano, quindi, la politica del nostro Paese.

Non c’è nulla da fare, quindi, ed il mondo del gioco, anche a causa di certa stampa e di certe campagne assolutamente contrarie alla sua diffusione, seppur regolata, hanno creato veramente danni ingenti alla “sistemazione” del settore. Anche se la “buona volontà” dello stesso si può dimostrare con impegni sociali, finanziamenti e sostentamenti per opere di ristrutturazione nelle città, ed iniziative “personali del settore” per progetti studiati per la prevenzione e per la cura del gioco problematico, “l’azzardo”rimane sempre un oggetto dal quale stare lontani… anche se si può tranquillamente affermare che il nostro caro Erario non lo ha fatto in tutti questi anni ed ha attinto alla sua fonte con una dovizia ed una costanza veramente notevoli.

La diatriba che ne nasce spontanea è purtroppo sempre la stessa: da un lato si lascia fare al gioco il suo percorso, “allargato” o meno, ma non ci si “esprime” (l’Esecutivo), e dall’altro si progetta di eliminare le apparecchiature da intrattenimento. Nello stesso tempo si studia il sistema per tassare le industrie del gioco, obbligarle a cambiare il parco macchine… per poi magari successivamente “relegarle e destinarle” in sale dedicate dove pian piano “potranno forse morire in pace”… Non è incongruenza questa? Possibile che non ci si renda conto di tutto ciò che gravita intorno al gioco? Professionisti che progettano prodotti, concessionari che li acquistano, gestori che li mettono sul mercato a disposizione dei cittadini, giocatori che ne godono la presenza sul mercato ed il divertimento che ne discende, l’Erario che “guadagna” su tutto e su tutti. Più di così cosa si potrebbe o vorrebbe dire? Che l’incoerenza e l’incongruenza gravitano nelle menti dei più: di quelli che contano ed anche in quelle di coloro che contano poco, ma quello attuale è il pessimo risultato e la pessima situazione in cui si dibatte il mondo del gioco d’azzardo pubblico. Tra luci ed ombre, tra innovazione e perbenismo: ma non sarà ora di finirla e che tutti siano più sinceri e che, finalmente, per il gioco “avvenga” una vita sociale che forse si meriterebbe?

Il bando che sistemerà il settore del gioco d’azzardo

bando gioco d'azzardo

Non vi è ombra di dubbio che il nuovo bando di gara è atteso con impazienza visto che lo dovrebbe ricomprendere grandi potenzialità, dopo quindici anni nei quali nulla, o quasi, è stato fatto e questo evento dovrebbe rappresentare un’occasione veramente unica per il settore, sopratutto per riuscire ad eliminare incongruenze e distorsioni che si sono protratte nel tempo. Si dovrà aspettare probabilmente ancora un pochino per questo “fantomatico bando” e gli addetti ai lavori dovranno avere ancora un poco di pazienza, ma il legislatore sta lavorando sulla riforma ed il riordino del gioco e, quindi, ci si attendono risultati più che positivi.

Intanto, quello che più ci si aspetta è superare questo stato di assoluta incertezza e gli aspetti di “concorrenza” tra Stato ed Enti Locali: il bando tanto atteso va inteso come un punto di partenza per stabilizzare il settore anche con un futuribile dialogo costante con l’ente regolatore. Bisogna anche guardare alle posizioni che sono state sanate da parte delle agenzie di gioco con per esempio Sks365 che con la sua rete planetwin365 sta dimostrando un valore commerciale notevole ed è soddisfatto della strada e del percorso intrapreso. Naturalmente, i numeri di questa impresa sono destinati a crescere attraverso l’immissione sul mercato di nuovi prodotti ed il potenziamento ed il miglioramento della rete. Naturalmente un insieme di cose con l’allaccio a Sogei, l’evoluzione in Isp, gli accordi commerciali fanno tutti parte di un progetto di crescita che diventerà ancora più importante con “l’avvento” del nuovo bando di gara.

Non vi è dubbio, che la regolarizzazione dell’agenzia planetwin365 porterà questa struttura a guidare una sorta di “evoluzione del settore” e sopratutto a “migliorare”, nei confronti dei “mortali cittadini”, il concetto stesso di agenzia come centro di intrattenimento e socializzazione. Ciò che sino ad ora era lontano e, sopratutto, contestato dai più, ritenendosi, invece, che questi posti siano quasi esclusivamente “luoghi di perdizione e di abbruttimento”. Planetwin365, così regolarizzata, sente tutto questo come un impegno verso gli altri componenti del comparto e lo ritiene un “pegno da pagare” per… il successo del marchio.

Poi, non dimentichiamo che il “nuovo bando di gara” dovrebbe azzerare le varie distorsioni del mercato che si sono purtroppo consolidate nel tempo ed offrirà a tutti coloro che lo desidereranno di mettersi in regola e si potranno così ridisegnare completamente gli assetti del mercato. Il seguito di tutto questo “movimento amministrativo ed economico” chiamerà l’Agenzia dei Monopoli a tutelare gli investimenti importanti che verranno effettuati nell’interesse dell’Erario con un intervento di controllo e monitoraggio costante necessario per proteggere questo segmento di mercato ed i suoi operatori. Può anche essere che i Monopoli potrebbero avvalersi dell’esperienza di operatori internazionali come Sks365 ed inizi così un lungo periodo di collaborazione che porti a qualche miglioramento di rapporti tra Stato, Monopoli ed operatori del comparto.

E questo potrebbe essere un buon segnale per altre strutture che ancora non hanno deciso di regolarizzare la propria posizione con lo Stato, un buon viatico -visti i risultati di Sks365 sul mercato- per far emergere dal sommerso strutture magari importanti che ancora non hanno deciso di fare il “salto della barricata” .